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  1. Giovanni Tundo
    30 ottobre 2017 @ 19:29

    Caro Cociancich,

    ho letto con molto interesse il tuo intervento, e mi è venuta in mente, anche, la frase di Renzi sull’aiuto ai migranti. Io umilmente direi, “anche a casa loro”:
    Aiutarli davvero a casa loro, nei paesi di origine, investire in Africa; l’Africa è il continente più ricco del mondo che non viene messo in condizione di svilupparsi. Aiutali davvero a casa loro: si può fare.

    La cooperazione italiana lo ha fatto tante volte:

    Ho lavorato ad Herat per circa un anno tra il 2006 ed il 2007 quale esperto sanitario della cooperazione, e la prima volta che entrai nel reparto di Chirurgia dell’Ospedale regionale dovetti destreggiarmi con un liquido acquoso che invadeva il pavimento della corsia. Era la fogna che stravasava dai gabinetti. Dunque dovemmo procedere d’urgenza allo svuotamento delle 3 grandi vasche reflue fognarie poste a lato dell’ospedale. Ma dopo si trattava anche di incentivare i lavori di depurazione della fogna cittadina di Herat: cosa che procurò l’impiego di centinaia di persone con grande sollievo economico dei più disagiati della città. Dunque, effettivamente, ristabilire il normale funzionamento della fogna è importantissimo per la città.

    Così abbiamo fatto anche per l’introduzione della chirurgia laparoscopica in Afghanistan, che risparmia tante laparotomie non necessarie e relative complicanze anche gravi in quegli ambienti a volte non propriamente igienici.

    Ed ancora prima in Iraq del Sud abbiamo lavorato efficacemente con gli inglesi del PM Blair, venuto personalmente a ringraziarci, come anche il principe Carlo.

    Ma in Libia occorre restituire al Paese una rete ospedaliera sconvolta, trovare un giusto punto di equilibrio tra esigenze sociale e realtà di un paese sostanzialmente ancora in guerra (si spera sempre più a bassa intensità). Qualcosa di abbastanza simile noi abbiamo già fatto in Iraq nel quadro della CPA (Coalition Provisional Authority).

    Ora c’è stato un bando della Cooperazione italiana per un esperto sanitario in Tunisia con competenze per la Libia. Sa chi hanno scelto? Un nutrizionista.

    E’ in corso un bando per un esperto di teoria Gender in Sudan (un paese musulmano!).

    Io non so se questi siano due episodi isolati o una svolta nella Cooperazione italiana. In questo caso, più che “aiutarli a casa loro”, bisognerebbe aiutare la cooperazione.

    Personalmente ti ringrazio per aver letto questa lettera e soprattutto per l’impegno con cui ha affrontato il tema, non popolarissimo, della cooperazione nei paesi non sviluppati, o a diverso sviluppo, come talvolta si dice.

    Saluti vivissimi

    Giovanni Tundo

    medico Policlinico di Bari

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